| COMUNICATO STAMPA
PEPPE
PERONE
28 febbraio 2004 - 31 marzo 2004
Inaugurazione sabato 28 febbraio 2004, ore 17,30
Si prega di contattare la Galleria
per ultLa Galleria Ronchini Arte Contemporanea, dal 1992 attiva
nella presentazione della ricerca di artisti internazionali già
storicizzati, da qualche anno si è impegnata a promuovere l'attività
di giovani artisti italiani di grande talento. Peppe Perone ha sviluppato
dal 2001 ad oggi una ricerca di assoluta originalità creativa all'interno
del panorama artistico italiano. In virtù di ciò la Galleria Ronchini
ha scelto di presentare per la prima volta nei propri spazi espositivi
alcuni lavori del giovane artista campano.
Nato a Napoli nel 1972, Perone ha svolto sinora la sua attività
in parallelo con quella del fratello gemello Lucio con cui divide
lo studio. Nel 1994 si è diplomato all'accademia di Belle Arti di
Napoli nella sezione di Scultura. Nel 1999 ha scoperto la sabbia
come materiale di ricerca. Vive e lavora a Rotondi, provincia di
Avellino.
"Gli oggetti quotidiani sono la sua fonte di ispirazione: da essi
trae le forme plastiche attraverso le quali sceglie di esprimersi.
L'ironia, il paradosso e le associazioni improbabili sono le sue
modalità espressive. Lo studio di alcuni grandi maestri del Novecento
ed una grande padronanza dei mezzi che utilizza gli hanno consentito
di raggiungere una notevole capacità compositiva.
Peppe Perone si definisce uno scultore, nel senso tradizionale del
termine, e come tale egli ha impiegato tutta la propria formazione
prima per lo studio e la pratica delle tecniche classiche (bronzo,
legno, ferro, gesso, terracotta) e poi dei nuovi materiali più adatti
a rappresentare la realtà contemporanea (vetroresina, gomme, colle,
materiali industriali, ecc.). Egli considera però la scultura un
mezzo di straordinaria dinamicità, in quanto, dal dopoguerra ad
oggi, essa è riuscita a tal punto a contaminarsi con altri mezzi
espressivi da raggiungere una capacità affabulatoria e narrativa
superiore ad altri media.
La pratica del linguaggio plastico consente a Perone di carpire
dal quotidiano le proprie forme per poi restituire al pubblico gli
oggetti (deformati) non nella loro realtà funzionale ma come "simboli",
come "ostacoli provocatori" (Oldemburg). Ogni particolare delle
sculture di Perone è attentamente dosato, dal punto di vista spaziale
e cromatico, all'interno delle cornici - nelle sculture a parete
- o all'interno del contenitore architettonico - nelle installazioni.
Egli è consapevole del fatto che la presenza/assenza di un oggetto
o la sua differenza cromatica determina un differente valore dell'oggetto
che gli sta accanto, indipendentemente dal fatto che quest'ultimo
mantenga o no le sue qualità (Morandi). La scelta di isolare gli
oggetti, nelle sculture a parete, all'interno di una cornice vuota
o su mensole sospese è da riferirsi ad una riflessione sugli Achrome
di Piero Manzoni. Il vuoto è per Perone l'equivalente spaziale della
superfice bianca di Manzoni: è un'area di assoluta libertà, che
libera se stessa da ogni implicazione cromatico-figurale; è una
superficie spoglia di qualsiasi immissione allusiva e descrittiva,
allegorica e simbolica.
Tutto ciò che Perone raffigura è rivestito di sabbia. Spesso una
stessa opera è costruita bilanciando cromaticamente sabbie di diversi
colori o strati di sabbia rivestiti di pittura acrilica. Egli è
giunto alla sabbia cercando un materiale che gli consentisse di
"pietrificare" oggetti di facile deperimento. Perone voleva infatti
dare agli oggetti che normalmente sono fragili la consistenza e
l'aspetto della pietra, allo scopo non solo di rendere più durature
le proprie opere, ma anche per allontanare tali oggetti dal loro
consueto aspetto, donandogli una apparenza di "scultura tradizionale".
L'artista confessa, però, che i primi lavori realizzati con tale
materiale gli ricordavano i castelli di sabbia "divorati" dagli
agenti atmosferici. La sabbia ha assunto così la duplice funzione
di rendere eterna la forma di un oggetto che eterno non è e nel
contempo ha fornito un aspetto di fragilità ad un oggetto che fragile
non è".
Marco Izzolino
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